da “Il Barlume”, gennaio 2010
Dicono che per scrivere un buon diario, sufficientemente completo, si dovrebbe attendere tanto da non avere più tempo di farlo. Io non ne farei una questione di qualità. Se hanno coniato un proverbio che raccomanda di “non rimandare a domani” è per colpa della patologica mancanza di voglia che ci affoga le giornate. E in effetti, tenere un diario è una faccenda tremendamente noiosa. Poi però vediamo i diari degli altri. E “come sono belli i diari degli altri!”. Allora ci prende la smania di averne uno, anche noi si, uno corposo, pieno di aneddoti, per poter dimostrare quanto siamo vivi, quante ne abbiamo fatte di cazzate. Quanto siamo fighi. Riempiamo diari perché qualcuno un giorno li legga e pensi proprio questo. Così, all’inizio del nuovo decennio, neppure noi abbiamo resistito alla tentazione di mostravi come si raccoglie un bel memoriale, come si rifila agli altri la propria mostruosa e pedante esistenza, senza troppi complimenti. Sfrondando e livellando, in modo diabolicamente disonesto, vi portiamo l’essenziale di due vite. Anche se, probabilmente, ne avreste fatto volentieri a meno.